Quando una ricetta tradizionale richiede lo strutto, il risultato dipende soprattutto dalla qualità del grasso di partenza. Per capire cosa serve per fare lo strutto bisogna distinguere tra sugna, grasso dorsale e lardo, poi conoscere tempi, filtraggio e modalità di conservazione.
La materia prima conta più di qualsiasi aromatizzazione
- Grasso di maiale: è l’ingrediente indispensabile per ottenere lo strutto.
- Sugna: il grasso interno, spesso vicino ai reni, produce uno strutto chiaro e delicato.
- Fusione lenta: il calore moderato evita sapori bruciati e odori troppo intensi.
- Filtraggio accurato: separa lo strutto liquido dai residui solidi, cioè i ciccioli.
- Conservazione al freddo: protegge il prodotto dall’irrancidimento e dall’umidità.
Da quale parte del maiale si ricava lo strutto
Lo strutto nasce dalla fusione a caldo del tessuto adiposo del maiale. In cucina domestica si utilizzano soprattutto la sugna, cioè il grasso interno, e i ritagli di grasso sottocutaneo ben puliti. La sugna è generalmente più bianca e delicata, mentre il grasso dorsale può dare un aroma più marcato.
Il termine lardo crea spesso confusione. Il lardo è anche un prodotto salato e stagionato, mentre per preparare lo strutto si parte da grasso fresco, privo di carne, cotenna, sangue e tessuti fibrosi. In alcune zone d’Italia i nomi cambiano e vengono usati in modo più elastico, quindi conviene chiedere al macellaio “grasso fresco da fondere”.
| Materia prima | Caratteristiche | Risultato |
|---|---|---|
| Sugna interna | Grasso chiaro e abbastanza pulito | Strutto bianco e dal gusto delicato |
| Grasso dorsale | Più consistente e aromatico | Strutto saporito, adatto a ricette rustiche |
| Ritagli con carne o cotenna | Contengono impurità e acqua | Prodotto più scuro e difficile da filtrare |
Gli ingredienti e gli strumenti necessari
La versione più essenziale richiede soltanto grasso fresco di maiale e poca acqua. L’acqua non diventa parte dello strutto, ma aiuta a evitare che i pezzi aderiscano subito al fondo della pentola durante l’avvio della fusione.
Per aromatizzare si possono aggiungere, secondo la tradizione locale, sale, rosmarino, salvia o cipolla. Io preferisco tenere una parte neutra, soprattutto quando intendo usare il prodotto per dolci o impasti, e aromatizzare soltanto la quantità destinata a piatti salati.
- 1 kg di grasso fresco e pulito;
- 50-100 ml di acqua per l’inizio della cottura;
- una pentola dal fondo spesso;
- un mestolo e un colino a maglia fine;
- garza alimentare o un panno pulito;
- vasetti di vetro perfettamente puliti e asciutti.
Non servono attrezzature professionali, ma la pentola dal fondo spesso fa una differenza concreta. Distribuisce meglio il calore e riduce il rischio che i residui si brucino prima che il grasso si sia sciolto.

Come avviene la fusione passo dopo passo
Taglio il grasso in cubetti di circa 2-3 centimetri, così la fusione procede in modo uniforme. Dopo averlo messo nella pentola con poca acqua, accendo una fiamma bassa e lascio che il calore faccia lentamente il suo lavoro.
- Riscaldare il grasso a fuoco basso per i primi 15-20 minuti.
- Mescolare ogni tanto, senza alzare troppo la temperatura.
- Raccogliere il grasso liquido quando si separa dai residui.
- Proseguire finché i pezzi solidi diventano dorati e leggermente croccanti.
- Filtrare il liquido ancora caldo attraverso un colino rivestito di garza.
- Versare nei vasetti e lasciare raffreddare senza chiuderli mentre sono bollenti.
Per 1 kg di grasso servono in genere 60-120 minuti, ma il tempo cambia in base alla quantità, alla dimensione dei cubetti e alla presenza di acqua. Il segnale più utile non è l’orologio: il liquido deve essere limpido e i residui devono risultare dorati, mai neri.
Questi residui sono i ciccioli. Non sono uno scarto da buttare: ben scolati e salati possono arricchire pane, focacce e preparazioni regionali. Se però hanno odore acre o sapore amaro, significa che il calore è stato eccessivo.
Gli errori che compromettono colore e sapore
Il problema più comune è usare una fiamma troppo alta per accelerare la procedura. Lo strutto può sciogliersi prima, ma i residui bruciano e rilasciano un gusto pesante che non si elimina con il filtraggio.
Un altro errore è mettere nella pentola grasso poco pulito. Carne, sangue e acqua residua rendono il prodotto più scuro e ne riducono la conservabilità. Prima della cottura elimino con cura le parti rosse, le membrane spesse e la cotenna.
- Non riempire la pentola oltre metà della sua capacità.
- Non lasciare il grasso incustodito, perché è molto caldo e infiammabile.
- Non versare acqua fredda nello strutto bollente.
- Non chiudere il vasetto finché il prodotto emette ancora molto vapore.
- Non usare contenitori umidi o con odori persistenti.
La sicurezza viene prima della resa. Io preferisco lavorare su 1-2 kg per volta: la cottura è più controllabile e il filtraggio risulta più semplice.
Come usare lo strutto nella cucina italiana
Lo strutto è apprezzato perché dona friabilità, morbidezza e una buona resistenza al calore. Nella piadina romagnola contribuisce alla consistenza elastica e fragrante, mentre in alcune paste dolci aiuta a ottenere una sfoglia più friabile rispetto al solo burro.
È adatto anche a fritture e preparazioni salate, ma il suo sapore non è neutro come quello di un olio raffinato. Per questo lo userei con decisione in gnocchi fritti, impasti rustici, crespelle tradizionali e ricette regionali, dosandolo con più cautela nei piatti delicati.
| Uso | Perché funziona |
|---|---|
| Impasti salati | Dona elasticità e un aroma pieno |
| Dolci tradizionali | Rende la pasta friabile e scioglievole |
| Fritture | Offre gusto intenso e buona stabilità al calore |
| Pane e focacce | Aggiunge morbidezza e carattere rustico |
La sostituzione con burro o olio è possibile, ma non sempre mantiene lo stesso risultato. Cambiano idratazione, consistenza e profilo aromatico, quindi conviene procedere per piccoli aggiustamenti invece di sostituire automaticamente la stessa quantità.
Come conservarlo senza rovinarlo
Dopo il filtraggio verso lo strutto in vasetti piccoli, così apro soltanto la quantità che mi serve. Una volta solidificato deve avere un colore bianco o avorio chiaro, una consistenza compatta e un profumo pulito, non rancido.
La soluzione più prudente è conservarlo in frigorifero, idealmente a 4 °C o meno, ben chiuso e lontano da alimenti dall’odore forte. Per periodi più lunghi si può congelare in porzioni; prima dell’uso è meglio scongelarlo in frigorifero e non lasciarlo per molte ore a temperatura ambiente.
Se compaiono muffe, acqua separata in modo anomalo, colore insolito o odore pungente, non conviene assaggiarlo per verificarne la sicurezza. In cucina tradizionale si tende a fidarsi molto della conservazione sotto grasso, ma pulizia, filtraggio e freddo restano decisivi.
La scelta giusta parte dal risultato che vuoi ottenere
Per uno strutto chiaro e delicato sceglierei la sugna ben pulita; per un prodotto più saporito userei grasso dorsale fresco. La regola che seguo è semplice: materia prima pulita, fuoco basso e filtraggio accurato contano più degli aromi aggiunti.
Prepararlo in casa ha senso quando si cerca il gusto autentico delle ricette regionali italiane e si può lavorare con calma. Se invece servono uniformità, lunga conservazione o grandi quantità, un prodotto confezionato di qualità offre maggiore praticità e risultati più prevedibili.
